La La Land

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Poche sere fa sono stato al cinema a vedere questo film: “La La Land”, diretto da Damien Chazelle, osannato da pubblico e critica, 14 nominations agli Oscar, tra cui Miglior Film. E niente, fa un po’ ridere la cosa (capirete il perchè).
La trama è la più semplice che si possa concepire.
Sebastian (Ryan Gosling) e Mia (Emma Stone) sono due ragazzi in cerca di fortuna a Los Angeles, lui come musicista, lei come attrice. Si conoscono casualmente in un ristorante dove lui è stato appena licenziato. Un fugace brusco contatto, dove, uscendo dal locale, Sebastian la ignora, in preda alla collera per aver perso il lavoro. Qualche mese dopo si incontrano nuovamente ad una festa, e lì nasce l’amore, che dovrà fare i conti con le vicissitudini della vita.

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Entrambe le interpretazioni dei protagonisti non sono male, ma nulla di eccezionale, hanno fatto molto di meglio in passato.
E’ la stessa storia utilizzata un milione di volte, solo qui in stile musical, perché il film per metà è un musical, ma non un musical stile “Jesus Christ Superstar”, direi più stile “High School Musical” per location e argomenti trattati.
Subito dalla prima scena si percepisce questo, in cui una serie di persone sono rimaste intrappolate nel traffico, scendono tutti dalle rispettive auto ed iniziano a ballare: già dall’intro partiamo male, molto male, direi proprio che si poteva evitare.

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ATTENZIONE SPOILER.
E’ una storia d’amore dove alla fine entrambi si dicono addio, pur rimanendo per sempre innamorati, ma, come detto, l’argomento è già stato trattato una marea di volte; è un omaggio al Jazz e a Charlie Parker, ma il vero film che omaggia il Jazz e Charlie Parker è “Bird”, di Clint Eastwood, qui l’omaggio è marginale e non incisivo; è strutturato in base alle 4 stagioni, ma in questo caso, a differenza di pellicole come “Requiem for a dream” e qualche altra, mi riesce difficile capire il senso di questo tipo di strategia; ha un finale stile “Come sarebbe stato se tutto fosse andato nel verso giusto”, messo a confronto con la dura realtà, in cui le favole non si avverano, ma è un finale che deve molto a tantissime pellicole, idea anche questa trattata molte altre volte (mi viene in mente perfino una puntata di “Scrubs”, non ricordo il titolo).
Poi è chiaro, agli occhi di chi non avesse mai visto le pellicole sopra citate potrebbe sembrare un capolavoro innovativo, ma tutto è già stato visto e rivisto.
Detto ciò, alla fine che cosa rimane del film? Una regia impeccabile, uno stile unico e una fotografia curata ai minimi termini.

nnnnnn

Le immagini a tratti sono davvero belle, in un perfetto esempio di come si dovrebbe girare un film, un virtuoso esercizio di tecnica registica, uno spettacolo per gli occhi, per cui non l’ho disprezzato, tutt’altro, ho gradito questa pellicola.
Capolavoro? Vi giuro che ancora non lo so, di sicuro è un ottimo prodotto, peròsponsorizzato all’eccesso dalla critica, la quale a mio avviso ha influenzato il pubblico.
“Arrival” è superiore, il confronto è impietoso, ma nonostante ciò, e nonostante debba ancora finire di guardare gli altri candidati a Miglior Film, si percepisce già un’aria di trionfo.

Buon film, regista fuoriclasse, ma caricato all’eccesso. Forse potrebbe non fare bottino pieno, ma c’è la sensazione di una goleada.

EDOARDO ROMANELLA

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