Mine

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Quando per la prima volta vidi il trailer di questo film in televisione, era da poco uscito nella sale il tanto acclamato “Land of Mine”, film danese molto apprezzato da pubblico e critica, e nominato agli Oscar 2017 per il Miglior Film Straniero. D’istinto pensai subito: ecco che inizia l’ennesimo filone, stavolta che cavalca l’onda delle mine nei campi di guerra, fenomeno già visto per esempio con i film sulle possessioni demoniache, sui vampiri, o, più recentemente, sul razzismo nei confronti della popolazione di colore. Tuttavia, notando delle riprese molto suggestive, decisi di abbandonare i pregiudizi, e andai comunque al cinema a vederlo.
La trama è pressappoco questa, tratta da Wikipedia.
“Africa: un soldato (Mike, interpretato da Armie Hammer) sta tornando al campo base dopo una missione, ma inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo. Non può più muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa dei soccorsi, per due giorni e due notti dovrà sopravvivere, non solo ai pericoli del deserto, ma anche alla pressione psicologica della situazione.”

uuuuuu
Pensate che il film si rifaccia a un filone inaugurato da “Land of Mine”? Niente di più sbagliato, non siamo in presenza di un film di guerra (o post bellico, come nel caso sopra), questo è un film sulla psiche umana, su come si può reagire in condizioni estreme. In un certo senso basta leggere il nome del produttore per carpire l’argomento a cui si riferisce: Peter Safran, il produttore di “Buried” (vedi articolo). Detto ciò, c’è un’altra cosa fondamentale da dire, prima di parlare propriamente della pellicola: la regia. Sono due italiani ad aver diretto quest’opera, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (Fabio&Fabio), dei quali, prima di allora, non avevo mai sentito parlare. Il cinema italiano negli ultimi trent’anni ha subito un declino inarrestabile, e ora due registi “quasi” esordienti girano un lavoro internazionale. I malpensanti avranno subito detto: “Avranno tirato fuori i soldi di tasca loro per poter realizzare questo film”, oppure “I soliti italiani mafiosi figli di papà, con le loro conoscenze”, ecc…
E’ con immenso piacere invece che voglio dire a tutti: nulla di più falso. Se loro sono arrivati lì è perché se lo sono meritato. E questo non lo dico solo in virtù del film a cui è dedicato l’articolo, provate a dare un’occhiata ai cortometraggi che hanno girato, in particolar modo “Afterville”, con cui hanno vinto il premio come Miglior Corto Europeo, e capirete che non sono arrivati lì per caso. Di seguito spiegherò anche i meriti, non solo prettamente tecnici.
Come avrete già capito, questo film funziona: funziona il cast (ridotto all’osso, con un Armie Hammer sempre eccellente, che ormai è una garanzia, diventa sempre più bravo), funziona la location (il deserto), ma soprattutto funziona la sceneggiatura, si, perché, udite udite, questi due sono stati anche gli autori della sceneggiatura.
Non è un film di guerra (come già detto), è una metafora sulla vita, sulle scelte che compiamo, e su cosa ci impedisce di agire: la paura. La paura di fallire essenzialmente, di rimetterci, di essere feriti, del cambiamento (come Mike che ha paura di sposare la ragazza, che ama), o di morire, e questa paura non è solo dettata dall’ignoto che appartiene al futuro, ma anche dalle esperienze che appartengono al passato (come un padre ignobile che ti maltratta da piccolo).
E fu così che due talenti di casa nostra utilizzarono una mina come metafora sull’esistenza, se il soldato sposta il piede salta per aria. Ma qui interviene un altro personaggio, un Berbero del deserto, interpretato da Clint Dyer (grande interpretazione), una figura pittoresca, la quale all’inizio sembra infischiarsene della precaria situazione dell’uomo, ma, piano piano, si svela col progredire della trama, e risulterà fondamentale per la crescita personale del soldato.

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DA QUI INIZIANO GLI SPOILER.
“Perché hai piede su mina?” gli dice l’uomo, provocando l’ira di Mike. Il Berbero ha una gamba di legno, fatta saltare in aria da una mina, e inizia a raccontagli di quando era sul letto d’ospedale, ascoltando una canzone.
Berbero : – Il cantante diceva: “Devi sempre andare avanti, devi sempre andare avanti. Ma io non ascoltato cantante, il pensiero solo a mia gamba. Mia gamba era andata, quanto tutto poteva essere solo brutto in mio futuro. Poi entra infermiera, e fa bel sorriso, a me. E io ascolta canzone: devi sempre andare avanti, devi sempre andare avanti… Forse questa cosa brutta era unico modo per arrivare a cosa bella. Così ho conosciuto mia moglie. Lei curato me e poi nati nostri figli. Mia vita con sola una gamba, è bella. Tu capire cosa dico eh?”
Poi il Berbero estrae una borraccia, e fa bere Mike.
Berbero: – Ora questo farà pazzo te. Poi vedrai cose, e poi tutto va bene.
Mike: – Ho visto tua figlia. Mi ha portato la borraccia.
Berbero: Io ho portato te borraccia, Mike/Michael.
Mike: – Sbagli a pensare di non essere fortunato. Hai una bella bambina. Ha il tuo sorriso.
Berbero: – Io ho soltanto tre figli maschi ora. Mia figlia era con me quando mina esplosa tanti anni fa. Noi raccoglieva mine insieme per vendere a guerriglieri. Mine molto preziose, noi molto poveri. E lei molto brava. Lei prendeva bastone e infilava di lato, toccava mina e poi scappava. Molto, molto piano tirava fuori mina e metteva vecchia lattina. Metal detector non può scoprire trucco. E un giorno mina prese mia gamba.
Io non fortunato. Io vivo. Il suo destino arrivato prima del mio, ma io contento che deserto fa te scherzi e fa incontrare lei. Io perso tanto quando pestato mina quel giorno, però io non è uomo molto fortunato come tu.
Ma io è uomo libero. Io andato avanti. Io sempre va avanti. Perchè tu devi sempre andare avanti. Io sempre fa prossimo passo anche se prossimo passo difficile, troppo grande e fa paura. Tu sa come non avere paura?
Mike: – Devo diventare un uomo libero.
Il soldato per due giorni nel deserto affronta tempeste di sabbia, lupi che vogliono sbranarlo, rivede suo padre, quel padre che tanto lo aveva maltrattato da bambino, e riesce a perdonarlo. Vede la bambina, quella stessa bambina che giocava con le mine e i soldatini, e, alla fine, toglie il piede dall’ordigno. Ma non c’è esplosione, perché la figlia del Berbero aveva tolto la bomba anni prima, sostituendola con un barattolo di latta. Distrutto dalla fatica, crolla, e, poco prima di chiudere gli occhi, arrivano i soccorsi.
Siamo giunti al finale dell’opera, il quale però, a mio avviso, stona un po’ col resto della pellicola in quanto a qualità, non riguardo l’argomento. Mike torna a casa, all’aeroporto c’è la sua ragazza ad aspettarlo, e si inginocchia davanti a lei, con in mano un anello, deciso a sposarla. Ora è finalmente libero dalla sue paure.
Ho conosciuto per caso Fabio Guaglione su Facebook, pochi giorni dopo aver visto il film, per via di un mio commento positivo ad un link riguardante la pellicola, e parlammo un po’ di questo finale. Ecco, non è un brutto finale, intendiamoci, non poteva non finire in altro modo, l’evoluzione del nostro protagonista, ma la rappresentazione non mi ha colpito (paragonata al resto della pellicola, si intende), troppo banale e classico l’inchino con l’anello, troppo usato, troppo visto.
Signori, se ancora non avete visto la pellicola, ve la consiglio, è uscita da poco in dvd e blu ray con interviste e contenuti speciali. Buona fortuna Fabio&Fabio.

yyyyyy
Che altro devo dirvi, un tempo davamo lezioni di cinema al mondo, un tempo, prima del declino, prima del mancato ricambio generazionale. Ma ho la sensazione che il vento stia cambiando.
EDOARDO ROMANELLA

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